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 Il valore di chi rimane senza monetine 


  Triste fastidio,  
 il tintinnio di una monetina,  
  ovvia citazione di suoni brevi,  
  soavi, 
mai distanti,
i quali incidono,  
  sulla nostra esteta figura.  

  Innumerevoli ci rendono colorati,  
  luccicanti,
meravigliosi,
 come raggi di un alba primaria,  
insignita di virtù,
  a priori.  
  
Poche o assenti,  
  nevvero,  
  agiscono lentamente sulla memoria,  
  altrui,
a priori.
  
  Vali le monetine,
vivi o muori di esse,
per te e per il mondo,
sei ciò che hai.  

  E' una piramide inversa,  

  mattone su mattone,  
  s'ingrossa.

E' una piramide,  
  che si estingue per chi,
baciato da fortuna,
sperpera il forse tutto alla ricerca di se stessi. 

  E' una piramide di convenienza,

quella che nasce punta,
vive e si assottiglia,
quando il tintinnio è così lontano,
facente parte di un ricordo,
che gli altri avranno di noi.

Non hai alcun valore,
fastidiosa presenza,
da sopportare,
una volta e per tutte,
dovrai prima o poi,
dissolverti.

Questa notte, 
o la prossima.
E' sempre il momento migliore,
di fermare il cuore. 
Non c'è margine,
che tu possa errare,
perchè,
indietro nel percorso,
regna l'illusione di esistere.

Loro avanzano, 
e tu,
 non vivi ne vegeti,
non c'è insita regressione,
non devi esistere e figurarsi,
valere qualcosa o semplicemente,
qualcuno.

Lascito di fastidi,
ascolti,
il suono delle monetine che ti circondano,
incombente ti rende,
il distacco,
estremo e,
facile.

Quel che il cuore e l'animo prova,
le monetine non ascoltano,
perse nello scopo di cercare,
valore e serenità sessuale.

Monetine vivono,
la monetina muore. 



Shiki Tohno






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https://youtu.be/JI0tSmarWXM

 Soli, l'apatia come conforto? 


  C'è un silenzio,  
  quando chiudo gli occhi,
ovvio,  
  non intorno al mio lurido corpo,  
  ma dentro di me,
 illimitatamente vasto mi seduce,  
  donandomi l'apatia che mi conforta dalla solitudine.  

  Il male fisico che ho,  
  diventa accettabile e meritato,  
basta un respiro,
  fra il morente e il disperato,  
  per bagnarmi,
 sprofondando al culmine,  
  nel mio pozzo dell'anima.

  I rumori si fanno distanti,
perché fioca è infine la mia scintilla di vita,
ascolto,
allontanandomi da questo mondo,
il rumore di un frastuono,
o del vento con le sue memorie,
quieto poi,
il dolore del petto si presenta,
già si espande al braccio,
e ben si sposa con il disgusto giù in gola,
emetto gemiti tristi,
che non riesco mai ad ascoltare.

Alla fine gli occhi si aprono,
spenti come la notte priva di stelle,
mi affanno a rimanere forte,
ad andare avanti,
solo,
decadente,
e vorrei impazzire lo giuro,
evitando la pena del dopo,
lo specchio del fuori e del dentro.

La mia immagine,
riflette la figura,
devastata dagli anni, 
e le paranoie irrisolte,
mi guardo e posso darmi,
 la repulsione necessaria,
per non sperare in nulla.

E' la mia nuova amica? 
Apatia,
e cerco di mantenere un minimo di dignità,
non per me ma per non disturbare il prossimo.

Un pensiero ricorrente si presenta,
banale come un presuntuoso scritto,
il mio noioso asilo delle domande irrisolte,
perchè come tanti a questo mondo,
perchè avere un anima che conosce sentimenti inesplorati?
perchè riuscire ad immaginare il pianeta più distante dal profondo degli oceani?

Il senso di vivere come me e forse pochi,
ultimamente balena in mente l'idea,
 di una lancia che mi trafigge il cuore,
da parte a parte.

Potrei almeno toccarla ed accarezzarla,
grondante del mio sessuale sangue, 
per il tempo che mi resta fino alla fine del mio tempo,
Non è forse questo il significato della vita e dell'amore?









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https://youtu.be/0LETadzDGOs


 Lacrime fra le mani 


  Toccare una lacrima,  
  che scivola fra le mani,  
  figlia di un fragoroso pianto,  
  non le vedrai mai,  
  poiché non esistono nel loro vivere.  

  Non hanno tristezza che perduri nel cuore,  
  e quelle lacrime si lasciano accarezzare dalla pelle,  
scivolano morbide sulle gote,
  tue,  
  mie e del mondo,  
  inconcludenti,  
  come l'aria che ci umilia,  
  ricordandoci il cammino,  
  della nostra misera mortalità.  

  Un amore o ragion causa,  

  un diletto,  
  una farsa incompiuta e forse,  
  per puro odio esistiamo ed esistono.  

  Non v'è ragione di guardarle,  

  ma se temerario lo sguardo mira,  
  infine scompaiono perché si mischiano,  
  e poi mutano negli sguardi di chi può capirle,  
  comprenderle,  
  usarle magari per sentire qualcosa di grande ed immenso.  

  Trascende dunque la lacrima,  

  ci abbraccia stringendoci forte l'anima,  
  mostrandoci inermi quando vera,  
  per far si che,  
  chi edotto e rapito dal nostro essere,  
  possa coraggiosamente  
  mischiare i tremori o  
  quando fortunati,  
  amarci.  









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 Il Rumore delle Corde 


Rumore delle corde.
piccolo rumore,
un accordo e poi l'altro,
la musica è nell'aria.

Affrettati ed ascolta,
dimenati se lo vuoi,
ascolta l'ultima poesia.

Parole che si uniscono,
alla musica come d'incanto,
lamenti come echi di memoria.

Aspettando il taglio,
e poi chiudendo gli occhi,
fingersi morti.

Sibila la melodia,
ritornello e poi mani,
agitano la mente,
e sovrascrivono pensieri.

Volto in delizia,
aspettando l'accordo,
ritorna e poi ci lascia,
simil copia delle felicità perdute.

Forte, fortissimo,
da far male tanto è il vigore,
percuote e crea dipendenza,
attese e disprezzo verso il proprio io.

Suona piccola ragazza,
lasciati guardare,
ragazzo o mostro,
amante e codardo.

Radicato nella mente,
il rumore dello strumento,
corda taglia infine la coscienza.

Umilia la vita,
uccidila con i tuoi rintocchi,
non finire mai,
fino a che il sussulto del cuore,
induca calore.

Era musica o vero silenzio?
Il brano finisce,
e la corda si allenta,
aprire gli occhi,
suona ancora.